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Cara Iris,
oggi, 4 Maggio, è un giorno intenso per la mia memoria, poiché sono 3 anni che ci hai lasciati, te ne sei andata in punta di piedi, quasi a non dare disturbo a tutte le persone che ti hanno voluto bene.
Negli ultimi periodi ripetevi spesso la frase: “io sono serena e sono pronta ad andare, ho percorso la mia vita e sto tornando indietro da dove sono partita”.
Quasi volessi prepararci a ciò che sarebbe accaduto.
Il tuo libro, “Storia di un Niente”, corredato dal tuo cortometraggio, in cui cerchi di spiegare alla piccola cellula che si sta formando e che diverrà un essere umano, sottolinei il fatto che come lui si sta affacciando nell’universo, tu stai tornando in esso.
Il tuo essere sempre così profonda, semplice, ma al contempo leggera, mi ha insegnato moltissimo.
Mi manchi tanto, ma parlo spesso di te con le mamme per sentirti ancora vicina e porto i tuoi esempi per far comprendere dei concetti altrimenti poco chiari, come quello dei famosi “Percentili“ in cui le mamme sono a volte perse, ora vorrei raccontare questo aneddoto.
Un giorno arrivai da te con una domanda, “Iris i percentili, sono poi così indicativi? Poiché alcune mamme, quelle a cui la curva di crescita corrisponde ad un percentile basso, si sentono in colpa, quasi non avessero fatto abbastanza per i loro piccoli, le altre invece con un percentile alto, tronfie del loro risultato, lo esibiscono e se ne compiacciono”.
Eravamo nel tuo studio che guarda il giardino, tu allora mi dicesti: “Virgy, guarda fuori, questi alberi che vedi, visciolo, acacia, ippocastano, pino, ciliegio sono stati piantati tutti giovani, 40 anni fa, ognuno di loro però è cresciuto secondo la sua specie, alcuni sono maestosi, altri invece sono più contenuti, ma non per questo meno importanti o belli. Insomma ogni bimbo ha un papà ed una mamma e l’ereditarietà, l’altezza, il peso sono aspetti da cui partire e poi fare riferimento ad altro”.
Troppo spesso invece si guarda ad aspetti generali senza considerare il particolare.
Ogni qualvolta racconto ciò vedo nella mamma un sorriso, la rassicurazione di cui aveva bisogno.
Mi hai lasciato tanti bei ricordi dei nostri pomeriggi a parlare, a scambiare opinioni.
Ora sto sorridendo, ripensando a quanto ti mandava in confusione il fatto che sul web cambiavano delle impostazioni per fare acquisti, che la banca metteva nuovi passaggi, e tu non eri più in grado di fare operazioni in autonomia, e a Vincenzo che cercava di farti fare pace con le nuove norme, tu dicevi: “ma perché tutte queste innovazioni, che bisogno c’era”.
Vogliamo parlare ancora della pignoleria con cui volevi venisse servito il the? Alla fine dicevi: “devo arrendermi, non posso pretendere nulla di più”.
Alla fine però non ti sei mai arresa ed anche se le tue mani soffrivano molto sui tasti del tuo pc hai continuato a darci perle di saggezza con i tuoi libri fino all’ultimo respiro.
Grazie Iris, ti voglio bene.
Virginia